Dom Pérignon P3: la verticale 1995-1996

Dom Pérignon P3: la verticale 1995-1996

Una verticale rara di Dom Pérignon P3: due annate, 1995 e 1996, giunte alla terza plénitude dopo decenni sui lieviti. Cosa significa e cosa osservare.

da Collecto Editorial Team
5 Ottobre 2026
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Dom Pérignon P3: la verticale 1995-1996

Una verticale rara di Dom Pérignon P3: due annate, 1995 e 1996, giunte alla terza plénitude dopo decenni sui lieviti. Cosa significa e cosa osservare.

La verticale Dom Pérignon P3 mette fianco a fianco due vendemmie consecutive, 1995 e 1996, oggi osservate nella stessa fase estrema del percorso della maison: la terza Plénitude. Il 1995 e il 1996 sono due vendemmie che la critica ha trattato in modo opposto fin dall’inizio, ed è proprio questo contrasto a rendere la coppia interessante per chi colleziona.

Che cos’è una verticale P3

Dom Pérignon non rilascia un’annata una volta sola: la stessa cuvée torna sul mercato in momenti diversi, decisi dalla maison in base alla fase evolutiva raggiunta, chiamati plénitudes. La prima Plénitude coincide con l’uscita iniziale, dopo diversi anni di maturazione in cantina. La P2 arriva generalmente dopo circa quindici anni, mentre la P3 viene raggiunta solo dopo decenni di affinamento, spesso tra i trenta e i quarant’anni dalla vendemmia. È la sboccatura più tardiva, riservata a un numero di bottiglie molto più piccolo delle altre due.

Una verticale P3 non è quindi un confronto fra due vendemmie qualunque, ma fra due bottiglie che hanno attraversato lo stesso lunghissimo percorso in cantina prima di essere aperte al mercato. In passato le uscite a lungo affinamento erano identificate con il nome Œnothèque; dal 2014 la maison ha progressivamente adottato la nomenclatura Plénitude, distinguendo P2 e P3 in base alla fase evolutiva raggiunta. È la maison stessa, non un calendario fisso, a stabilire quando una vendemmia ha raggiunto la plénitude successiva, sulla base della sua evoluzione in cantina.

Il valore di due annate che si leggono insieme

Il 1996 è considerato una delle annate di riferimento della Champagne moderna: un’estate lunga e asciutta portò le uve a livelli elevati di maturità mantenendo, allo stesso tempo, un’acidità eccezionalmente alta. È questa combinazione ad aver costruito fin dall’inizio la reputazione del millesimo e la sua vocazione al lungo affinamento. Nel tempo, la sua espressione P3 è stata descritta dalla critica specializzata come un vino capace di acquisire equilibrio ed eleganza con l’affinamento, superando la durezza giovanile che aveva mostrato alle prime uscite.

Il 1995 racconta una storia diversa. Dopo una serie di vendemmie più difficili, segnò il ritorno a un millesimo di qualità importante in Champagne. Nella sua espressione P3 mostra oggi un profilo profondamente evoluto, nel quale emergono note di frutta secca, tostatura e componenti più sapide e terziarie. Anche in questo caso la critica indipendente conferma un profilo di grande equilibrio, capace di restituire profondità aromatica senza perdere precisione, un tratto distintivo delle uscite P3 meglio riuscite.

Avere le due annate fianco a fianco, entrambe alla terza plénitude, permette di osservare come lo stesso stile di cantina produca risultati diversi a seconda di cosa è successo in vigna trent’anni prima: è il motivo per cui le verticali P3 restano tra le uscite più seguite dagli appassionati di Dom Pérignon.

Cosa guardare in una verticale Dom Pérignon

In una verticale P3 conta prima di tutto la provenienza. Dopo la sboccatura e l’uscita dalle cantine della maison, condizioni di conservazione, temperatura e continuità della catena di custodia diventano elementi centrali per bottiglie di questa età. Una conservazione non ottimale, anche solo per un periodo limitato, può incidere sul profilo finale più di quanto accada con vini più giovani, proprio per la lunghissima strada già percorsa prima dell’uscita sul mercato. Conviene poi guardare all’etichetta e alla capsula, che Dom Pérignon aggiorna a ogni plénitude per distinguere visivamente le uscite, ed è un dettaglio che chi colleziona verifica sempre prima di considerare l’accostamento autentico.

Il mercato secondario tratta da tempo le uscite P3 come una fascia a parte rispetto alle annate correnti del marchio, per via dei volumi molto più limitati e della lunga attesa che le precede: è uno dei motivi per cui una verticale completa, con due annate dal profilo critico così diverso, attira l’attenzione di chi segue da vicino le uscite più mature della maison.

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Domande frequenti su Dom Pérignon P3

Che cos’è la plénitude P3 di Dom Pérignon?

È la terza e più tardiva delle fasi di maturazione in cui Dom Pérignon rilascia la stessa annata: dopo l’uscita iniziale e la seconda plénitude, raggiunta generalmente dopo circa quindici anni, la P3 arriva solo dopo decenni di affinamento sui lieviti, spesso tra i trenta e i quarant’anni dalla vendemmia, quando la maison giudica il vino pronto per questa fase.

Perché la P3 si chiamava Œnothèque?

In passato le uscite a lungo affinamento erano identificate con il nome Œnothèque; dal 2014 la maison ha progressivamente adottato la nomenclatura Plénitude, distinguendo P2 e P3 in base alla fase evolutiva raggiunta.

Che annata è il 1996 di Dom Pérignon?

Il 1996 è considerato una delle annate di riferimento della Champagne moderna: un’estate lunga e asciutta portò le uve a livelli elevati di maturità mantenendo, allo stesso tempo, un’acidità eccezionalmente alta. È questa combinazione ad aver costruito fin dall’inizio la reputazione del millesimo e la sua vocazione al lungo affinamento.

Che annata è il 1995 di Dom Pérignon?

Il 1995 racconta una storia diversa. Dopo una serie di vendemmie più difficili, segnò il ritorno a un millesimo di qualità importante in Champagne. Nella sua espressione P3 mostra oggi un profilo profondamente evoluto, nel quale emergono note di frutta secca, tostatura e componenti più sapide e terziarie.

Perché una verticale di due annate P3 interessa ai collezionisti?

Perché mette a confronto, allo stesso stadio di maturazione, due vendemmie che la critica ha giudicato in modo opposto fin dall’inizio, mostrando come lo stesso lunghissimo affinamento valorizzi in modo diverso ciò che è successo in vigna.


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